DIOS, PATRIA, LIBERTAD: colore musica ed allegria

carnevale 2017 Repubblica Dominicana

27 febbraio, in questo giorno tutta la Repubblica Dominicana si ferma e scende in piazza per festeggiare l’indipendenza da Haiti avvenuta appunto il 27 febbraio 1844.

Un movimento di sollevazione popolare guidato da Juan Pablo Duarte portò all’indipendenza della Repubblica Dominicana sancita da un manifesto che segnava l’eguaglianza di tutti gli uomini, senza discriminazioni: DIOS, PATRIA, LIBERTAD.

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Non c’è festeggiamento di questo giorno importante senza allegria e i colori delle maschere: il Carnevale. Tra il 1822 e il 1844 i costumi scomparvero quasi del tutto per l’occupazione haitiana. Ritornarono con il 27 febbraio 1844, e il mese di febbraio in Repubblica Dominicana viene dichiarato il mese del Carnevale. Nelle domeniche di febbraio ogni città organizza le sue parate, le più famose sono il carnevale di La Vega e quello della capitale.

La grande parata si svolge lungo il Malecon (lungo mare) nella capitale Santo Domingo l’ultima domenica di febbraio o la prima di marzo.

Le origini del carnevale nella Repubblica Dominicana risalgono al 1520, durante il periodo coloniale.

Il carnevale di Santo Domingo comprende anche riconoscimenti e premi per i migliori costumi e gruppi in differenti categorie, offerti dal Ministero della cultura e del turismo. Hanno partecipato quest’anno nella capitale in totale, 72 compagnie provenienti da 44 settori della città. Quest’anno per il Re del Carnevale è stato scelto Freddy Ginebra e la Regina Senia Rodriguez, entrambi attivisti culturali.

Esiste anche una celebrazione privata del carnevale ogni anno al teatro La Fiesta presso l’Hotel Jaragua, a Santo Domingo.

I personaggi più conosciuti del carnevale dominicano sono: “diablo cojuelo”, “Roba la gallina”, “Califé”, “La muerte en Jeep”, “Los indios”, “Se me muere Rebeca”, “Los africanos o los tiznaos” e “Los Alí Babá”.

Il “diablo cojuelo” maschera di cartapesta e con nome diverso in ogni regione (a Salcedo e Bonao sono chiamati Macaraos, a Santiago de los Caballeros, Lechones, etc.). E’ una maschera con grandi corna e abiti colorati adornati di specchi, sonagli, nastri e campanacci, usata come strumento per tenere lontano il male.

La “Roba la gallina” maschera nata a La Vega alla fine dell’ 800. Leggenda vuole che a La Vega un soldato rubò una gallina, quando fu scoperto venne coperto di piume e picchiato simbolicamente e ora va ai “colmados” (piccoli negozietti economici) per chiedere un’offerta per i suoi pulcini, i bambini della città, a seguito.

Il “Califé” questa maschera nel suo smoking nero critica in rima e prende in giro i personaggi della politica e non solo.

La muerte en Jeep” scorta i “diablo cojuelo” e sono dei personaggi vestiti da scheletro.

Los indios” sono i primi abitanti dell’isola e indossano pitture per il corpo, archi, lance e piume.

Se me muere Rebeca” è una madre disperata che urla: mia figlia è gravemente malata! La donna chiede dolciumi per la figlioletta, e in realtà vengono distribuiti tra i bambini presenti.

Los africanos o los tiznaos” sono gli schiavi africani, i corpi dipinti di carbone o olio di automobili bruciato.

Los Alí Babá” sono gruppo di maschere che si ispira all’oriente ed esegue danze con coreografie sincronizzate.

I personaggi centrali del Carnevale di Santiago sono i Lechones, suddivisi in due principali famiglie antagoniste (Pepineros e Joyeros).

I Lechones Pepineros sono storicamente identificati con la parte della città chiamata ‘Pueblo Arriba’ e indossano una maschera caratterizzata da lunghe corna e un becco da anatra. I Joyeros della zona di “Pueblo Abajo” si distinguono invece per le corna simili a rami, spine o aculei e muso da maiale.

Il Carnevale di Cotuí possiede numerosi personaggi carnevaleschi, tra cui Platanus: il più antico. I Platanuses esibiscono costumi di foglie di banano secche e maschere che ricordano nidi di termiti e vespai. Questo personaggio ha dato vita in seguito a Papelús, che sostituisce le foglie di banano con qualsiasi tipo di carta (anche di giornale).

Il carnevale di San Pedro de Macoris propone una contaminazione carnevalesca attraverso le celebrazioni dei Guloyas. Una forma di teatro di strada che deriva dalla cultura dei ‘Colocos’ (immigrati delle Antille Minori britanniche che dalla fine del secolo XIX arrivarono in Repubblica Dominicana come lavoratori nelle piantagioni di canna da zucchero).

I Guloyas esibiscono costumi appariscenti, decorati con piccoli specchietti e campanellini; indossano un cappello maestoso lungo diversi metri (fatto di piume di pavone) e sono “armati” di lunghe fruste e delle terribili “vesciche di toro”, tipiche della tradizione carnevalesca dominicana.

Le “vesciche di toro” chiamate “vejiga” viene usata per colpire i partecipanti come simbolo di purificazione, per eliminare le forze negative in modo che le energie positive possano iniziare a scorrere nella persona attraverso il soffio che fuoriesce dalle vejigas. Anche se oggi nella città dove viviamo, La Romana, abbiamo visto un uso più divertito e malizioso da parte dei giovani maschi che puntavano il fondoschiena delle ragazze :). Le vejigas sono fatte a mano in origine con materiali animali, ma ora con materiali sintetici.

Colore, ritmi ossessivi, suoni incessanti, origini africane ed europee, una contaggiosa allegria, leggerezza e cibo sono l’essenza della vita dominicana e non solo del Carnevale. Anche quando manca la luce per ore e ore, anche quando una famiglia si divide gli ultimi 100 pesos in 20 pesos per il platano da friggere, 40 pesos per il latte dei bambini, 20 pesos per il detersivo e il restante per la benzina del motorino che serve per portarli il giorno dopo a scuola e forse tornare a casa…